Come visto, il sistema dinamico di prezzi e
quantità può essere formalizzato con un metodo cross over:
[20]

Dove q è la quantità prodotta nel settore e, come sempre, la
notazione “flussionale”,
e
,
indica la variazione rispetto al tempo. Si noti che questo blocco
sintetizza esattamente la stessa idea espressa nelle equazioni [6], [8]
e [9]: la quantità si muove nel tempo a seconda del rapporto tra saggio
del profitto del settore e saggio normale. Allo stesso modo il prezzo
aumenta quando la domanda di mercato supera l’offerta.
Il limite di molti di questi lavori è che basano la gravitazione
sugli spostamenti di domanda e offerta anziché sul movimento del
capitale. Se nel breve periodo ciò è corretto, in un’analisi più
complessiva è riduttivo e sviante.
Tuttavia, nell’estrema varietà dei modelli di questo genere, troviamo
anche autori più attenti a catturare l’essenza della teoria classica.
Uno schema leggermente diverso è il seguente (Duménil e Levy, 1983):
[21]

dove:
A è un parametro dato
è
la propensione marginale al consumo dei capitalisti
C è il vettore del consumo dei capitalisti (supposto fisso)
è
il profitto
la
domanda nel periodo precedente.
Infine:
[22]

Con
un parametro che rappresenta il capitale utilizzato rispetto al capitale
presente nell’economia (è un modo con cui, in questo schema, si cerca di
rappresentare il verificarsi o meno della legge di Say). I risultati
sono, date certe ipotesi sui parametri, una stabilità locale dei prezzi.
La logica di questi modelli è chiara. Si tratta di trovare
un’equazione differenziale in grado di descrivere il processo di
convergenza, l’oscillazione.
8. Il processo di gravitazione dei prezzi nello schema
preda-predatore
Un cenno a parte va fatto per quei lavori che si basano sul ben noto
schema “preda-predatore”. Volterra, e indipendentemente da lui Lotka,
riuscirono a formalizzare il processo di equilibrio che si instaura tra
due specie animali una delle quali predi l’altra. N. Kolmogorov,
successivamente, generalizzò i loro risultati. Vediamo come si arriva
alla dinamica che ci interessa.
[23a]

Con questa prima espressione sintetizziamo una situazione statica. La
popolazione è stabile se i parametri, esogeni, sono tali che a=b,
altrimenti il modello subisce una “catastrofe”, esplode o si annulla.
Non c’è feedback. Questo schema ricorda il noto problema del “knife edge”
dei modelli di crescita à la Harrod-Domar. Nulla assicura un cammino
stabile nella crescita economica.
[23b]

Ora abbiamo introdotto un processo dinamico con cui la variabile
considerata, originariamente la popolazione, si sviluppa. Come è ben
noto la [23b] rappresenta una curva logistica, ovvero uno sviluppo
rapido finché la popolazione non riempia l’ambiente, quindi una stasi.
Adesso introduciamo la seconda variabile (il predatore):
[23c]

Qui c’è un chiaro processo di feedback. Le due variabili, specie
animali in Volterra, sono ovviamente collegate. Troppi predatori
distruggono la specie predata, tale distruzione riduce a sua volta il
numero dei predatori e così via. La forma concreta che prende questo
processo dipende dal valore empirico dei parametri.
Infine, si può generalizzare l’espressione:
[23d]

Integrando, si vede che il sistema è globalmente stabile. Ponendo
si
nota che il punto di equilibrio dipende dal valore numerico dei
parametri.
Questo schema è stato impiegato più volte nel contesto dell’analisi
della gravitazione. Tuttavia è interessante notare che le equazioni di
Volterra furono utilizzate, sin dagli anni ‘30, soprattutto in un
contesto macroeconomico, per lo più keynesiano. Tra i primi economisti a
comprendere l’utilità di questo schema vi fu Goodwin, che cercava di
continuare il lavoro di Harrod sul ciclo. I primi economisti keynesiani
cercarono di formalizzare la General Theory in modelli dinamici in grado
di catturare le idee di Keynes in merito al ciclo e alla crescita.
Harrod, in particolar modo, fu il primo a proporre la nota ipotesi
dell’acceleratore. Ma, come fece notare Tinbergen, l’acceleratore era
contenuto in un’equazione lineare di primo grado, un’equazione dunque
che esplode e non può mai dar luogo a cicli. Alcuni economisti proposero
già allora, di legare i cicli a shock esogeni basati su processi
stocastici del tipo white noise. Goodwin invece propose un modello non
lineare in grado di sintetizzare l’andamento ciclico dell’economia
capitalistica.
Altri economisti, tra cui Samuelson, svilupparono il modello
dell’acceleratore in ambito neoclassico. Nello stesso periodo, ma in
campo matematico, due studiosi sovietici, Pontryagin e Andronov,
introducevano il concetto di stabilità strutturale di un sistema
dinamico (1937). Tale concetto verrà utilizzato anche nella teoria
economica per cercare di studiare processi simili a quelli qui
analizzati.
Nel contesto qui analizzato potremmo utilizzare lo schema di Volterra
come segue:
[24]

Dove:
a, b, c, d ed e sono parametri non negativi
corrisponde
alla differenza tra prezzo di mercato e prezzo normale
O è la quantità prodotta in una certa sfera della produzione
corrisponde
alla differenza tra il saggio di profitto del settore e quello normale.
L’equazione incorpora dunque il comportamento visto nel paragrafo 5:
la concorrenza livella i saggi del profitto, i prezzi oscillano attorno
al prezzo normale in base alle condizioni contingenti della domanda.
9. Conclusioni
Lo scopo di questo saggio voleva essere quello di mostrare come il
processo di gravitazione dei prezzi di mercato ai prezzi normali sia un
processo che realmente si da nel processo produttivo capitalistico, di
cui anzi costituisce una tendenza ineliminabile. Si è anche cercato di
mostrare come non vi siano ostacoli matematici nella rappresentazione di
questo processo. L’unico limite è costituito dalla fantasia e dalla
preparazione matematica del ricercatore. Una volta chiariti i fondamenti
della teoria, la gravitazione è esprimibile sia in un contesto statico,
sia in un contesto dinamico, lineare o non lineare. Inoltre, per quanto
attiene all’utilizzo di taluni strumenti matematici, abbiamo osservato
la loro rispondenza al cuore dell’analisi classica del valore e la loro
capacità di sintetizzare efficacemente questa analisi.
Vorremmo qui trattare per concludere, un tema chiave legato alla
teoria del valore classica rispetto ai contributi che Marx da ad essa.
In questo saggio con il termine di gravitazione si è inteso
essenzialmente quel processo per cui i prezzi di mercato tendono a
oscillare attorno ai rispettivi prezzi normali, equivalendoli laddove
non si manifestino fattori di disturbo[36].
Occorre tuttavia ricordare che, sebbene Marx abbia in mente questo
processo e lo trovi del tutto fondato, nella sua analisi la gravitazione
fondamentale è la gravitazione complessiva dei prezzi di produzione ai
valori. E’ il problema già accennato delle “due eguaglianze” (che Marx
affronta soprattutto nei capitoli IX e X del III volume del Capitale).
Marx è interessato a come l’operare della concorrenza modifica la legge
del valore. Considerando che la legge del valore domina qualsiasi
economia mercantile, si tratta di analizzare come in specifico la legge
si realizza nel capitalismo. Emerge che la concorrenza tra i possessori
del capitale rende necessaria l’uniformità tendenziale del saggio del
profitto, ovvero la loro remunerazione uniforme, senza tener conto della
diversa composizione organica del capitale nei diversi settori. Questo
comporta la nascita di un processo reale di trasformazione dei valori in
prezzi. Comporta anche che l’economia ortodossa, annebbiata da questa
trasformazione, dimentica l’analisi del valore sottostante ai prezzi e
si concentra sulla loro manifestazione fenomenica: i prezzi di mercato.
I due processi di gravitazione che abbiamo descritto sono, in ultima
analisi, due parti di un unico processo che conduce a una dinamica
comune le membra separate e confliggenti del corpo produttivo. Sarebbe
un errore schiacciarne una sull’altra. Non è un caso che i critici
dell’analisi classica, per non parlare di chi fa come mestiere il
critico della teoria di Marx, si siano concentrati sulle difficoltà
nella gravitazione “finale”, quella tra prezzi normali e prezzi di
mercato. In un certo senso è il loro ambiente naturale: tanto più si è
vicino ai rapporti fenomenici, immediati, reificati tra le persone per
il tramite del mercato, tanto meglio. Tutto il resto è certamente
qualcosa di metafisico di cui non si può parlare. Perciò, concludono con
Wittgenstein, di queste cose, di cui non si può parlare, è meglio
tacere. Essi si occupano dunque del processo immediato, fenomenico della
gravitazione, ignorando che esso è solo una forma finale di un movimento
ben più importante e profondo che riguarda l’innovazione tecnologica,
gli investimenti, il ciclo economico e in ultima analisi il modo stesso
con cui si sviluppa il capitalismo. Per questo abbiamo definito
l’analisi di questa gravitazione fenomenica come equilibrio parziale,
intendendo con esso un’analisi del singolo mercato, del singolo
produttore. A livello dell’economia come un tutto, non sorge
naturalmente nessun problema di questo genere[37].
Quello che invece osserviamo è che il processo centrale, per
comprendere l’andamento dei prezzi, è il processo di accumulazione e
centralizzazione del capitale, che avviene anche tramite le oscillazioni
dei prezzi. La concorrenza spiega queste oscillazioni, mentre a livello
più profondo è la necessaria uguaglianza di tutti i capitali che conduce
il lavoro socialmente necessario a divenire valore sociale e infine
prezzo normale.
Infine, abbiamo descritto una serie di metodi matematici con cui le
difficoltà presunte della gravitazione vengono agevolmente superate.
Sebbene l’uso di questi metodi porterebbe l’analisi classica a
competere, per rigore formale e raffinatezza matematica, con la
frontiera dell’analisi marginalista, non è certo questa la via
principale con cui la teoria classica, il paradigma eterodosso da oltre
un secolo, potrebbe “riabilitarsi” agli occhi del mainstream-pensiero.
Tali metodi hanno l’unico scopo di far vedere come non vi sia nulla di
logicamente o in linea di principio sbagliato nell’analisi classica. Ma
una volta dimostrata questa condizione necessaria, le argomentazioni
matematiche non costituiscono una risorsa così vitale. In un certo senso
la matematica è come la domanda e l’offerta: qualcosa di rilevante solo
quando ci sono fattori che impediscono di vedere i veri processi ad esse
sottostanti che strutturano e ristrutturano la nostra società.
Appendice
In questa ricerca abbiamo approfondito alcuni temi riguardanti il
processo di gravitazione. Si sono visti i problemi della formalizzazione
di questo processo. Si è anche visto che da un punto di vista analitico
vi sono almeno due modi di considerare la gravitazione, uno “fenomenico”
e uno “profondo”. In questa appendice intendiamo esporre alcuni metodi
formali con cui si possono sviluppare queste idee.
A) Disturbi stocastici
Si potrebbe innanzitutto rappresentare il processo di gravitazione
tramite un meccanismo di disturbo stocastico:
[1] 
Dove il disturbo è del tipo white noise. Curiosamente, se
utilizzassimo questo metodo, riporteremmo in qualche modo la teoria dei
prezzi classica nell’alveo dell’ortodossia economica, visto che la
macroeconomia moderna si basa tutta su questi processi. Il punto è che
questi non sono meccanismi veramente dinamici.
In un breve lavoro, Parrinello propone una sorta di modello “Smith
after Lucas” in cui la gravitazione è basata sulla ipotesi di
aspettative razionali. Il modello è formato così:
[2]

Da cui:
[3]

Dove la differenza tra prezzo normale e prezzo di mercato è data da
due disturbi distribuiti normalmente e incorrelati serialmente[38].
Il punto è che in tale modello non vi è un processo di gravitazione.
B) Processi armonici e oscillazioni
La “analisi armonica” parte dall’idea che un processo abbia un
andamento ciclico nel tempo e che torni, dopo un certo intervallo, ad
assumere valori già osservati. Questa periodicità nel tempo acquista
naturalmente un senso se si spiegano le sue determinanti. Nel nostro
caso il ciclo potrebbe essere dovuto all’andamento oscillante delle
economie capitalistiche o potrebbe rappresentare la durata della
tecnologia dominante. Potremmo avere:
[4]

In questo caso il parametro
rappresenta la durata del ciclo economico o dell’innovazione e si
ipotizza un movimento, nella deviazione dei prezzi di mercato rispetto
ai prezzi normali, basata sulla fase del ciclo economico, o
dell’introduzione della nuova tecnologia, attraversata. Anche qui non
occorre addentrarsi negli strumenti matematici che occorrono per
formulare concretamente un esempio (trasformazioni di Laplace, Fourier,
ecc. Tali strumenti servono solitamente a verificare la stabilità o meno
del modello in esame[39]).
L’idea è di fornire un criterio in base al quale avviene il movimento
della variabile considerata, solitamente un andamento sinuisoidale:
[5]

Dove, come nella [24],
è la
differenza tra saggio del profitto del settore e saggio normale, e a è
un parametro (che potrebbe rappresentare il ciclo economico - per
esempio, la differenza tra crescita della produzione nel periodo
considerato e crescita media- oppure l’innovazione - per esempio la
proporzione di produttori che adottano la nuova tecnologia).
Questa equazione ci dice che la differenza tra prezzi di mercato e
prezzi normali dipende, come sempre, dall’operare della concorrenza via
differenziali dei saggi del profitto. In questo caso l’oscillazione
avviene in un periodo dato tra i vari settori. Nell’equazione [5] si
considera un caso di oscillazione di un settore nell’ambito di un intero
ciclo economico. Nella teoria dei prezzi le oscillazioni sono
necessariamente basate su un processo di “feedback” come si dice
tecnicamente, e il feedback è appunto costituito dalle forze della
concorrenza che incessantemente riconducono i prezzi fenomenici ai
prezzi di lungo periodo. Tuttavia tale feedback è automaticamente
inserito nei modelli preda-predatore, il che contribuisce a spiergarne
la diffusione. Qui dovremmo introdurre ipotesi sulla forma di a, senza
le quali le ragioni della ciclicità rimangono esogene. La teoria
matematica delle oscillazioni si sviluppa in ambiti molto complessi e
difficili a volte da ricondurre ai problemi economici. Tuttavia essa
permette di rispondere adeguatamente alle critiche “formalizzanti” di
provenienza marginalista.
C) Biforcazioni, instabilità, caos
Per terminare questa analisi, riprendiamo il modello di Volterra per
analizzare il problema della possibile instabilità del sistema. Abbiamo
detto che il sistema, nella sua formulazione più completa, è stabile,
come si può verificare con simulazioni numeriche o linearizzando.
Tuttavia il valore che assumono concretamente i parametri è decisivo per
la “sorte” del sistema. Lo si vede nel modo più lampante con l’equazione
[23a]: se a è diverso da b, il sistema non è stabile. Esplode o si
annulla. Di più, basta che a diverga infinitesimalmente da b perché ciò
accada. Detto formalmente:

Questo significa che qualsiasi squilibrio non “tornerà indietro”. Due
sistemi che abbiano parametri infinitamente vicini possono divergere.
Questa sensibilità della dinamica del modello dalle condizioni iniziali,
con possibilità che il sistema subisca una “catastrofe”, una
“biforcazione” ecc., ci conduce ai sistemi non lineari cosiddetti
caotici. Questi sistemi, di cui il modello macroeconomico di Goodwin
costituisce un esempio classico, sono ormai largamente adoperati in
molti settori e, per una volta, la teoria economica li ha utilizzati
prima di molte altre discipline. Tuttavia, pur senza entrare in dettagli
matematici, questo strumento ci sembra, nel processo della gravitazione,
di scarso rilievo concettuale. Appare infatti molto difficile credere
che due settori, in cui la divergenza tra prezzi normali e prezzi di
mercato è infinitamente simile, possano avere sorti così diverse.
Tuttavia la teoria delle oscillazioni non lineari si occupa di processi
ciclici che hanno un certo interesse per la teoria dei prezzi.
Concludendo questo saggio daremo un esempio di un modello che parte
da assunzioni molto usuali e giunge a questi risultati[40].
Dividiamo l’economia in due settori, consideriamo solo rendimenti
costanti e tecnologie “quadrate” (ovvero la matrice A degli input
tecnologici è produttiva indecomponibile ecc.). Infine i salari sono a
livello di sussistenza e i profitti sono interamente reinvestiti.
I prezzi saranno:
[6]

Ora poniamo il salario, che come sempre nell’analisi classica è noto
prima degli altri prezzi, come numerario. In questo modo i prezzi
saranno espressi in lavoro comandato. Date le ipotesi sulla tecnologia,
troviamo i tipici due limiti al saggio del profitto normale:

Le due condizioni per evitare la possibilità di prezzi negativi sono:

Ora introduciamo l’idea di una crescita composta dalla riproduzione
semplice più una certa crescita attesa. Possiamo allora scrivere per la
merce 1:
[7]

Dove:
è
il tasso di produzione normale,
è
il tasso di crescita atteso
è
il consumo.
Ricaviamo:
[8]

Si vede che la crescita dipende dalla tecnologia, dalla distribuzione
del reddito, dal saggio di profitto normale e dalla crescita attesa. In
equilibrio, varrà la nota “golden rule” in cui il saggio di profitto è
uniforme e la crescita attesa si realizza. A questo punto introduciamo
la dinamica. Ipotizziamo un tasso di crescita atteso esogeno e uniforme.
Abbiamo:
[9]

Dove:
è un parametro di adattamento
è
il coefficiente dell’output settoriale
è
il vettore dei saggi di profitto (in questo caso composto da due
elementi)
b è
una funzione che misura l’influenza del settore considerato con le
seguenti proprietà:

e infine f, funzione legata al saggio di profitto settoriale ha le
seguenti proprietà:

I prezzi di mercato sono determinati dal principio della domanda
effettuale (confronto tra offerta e domanda):
[10]

La domanda effettuale, espressa in termini di valore, si riferisce ai
salari monetari, interamente spesi. Ne deriviamo i prezzi di mercato:
[11]

Dove
l sono i coefficienti di lavoro,
w, il salario, è posto uguale a 1 (numerario).
A questo punto possiamo ricavare i due saggi del profitto e le loro
“proprietà”:
[12]

e vale:

I prezzi di mercato sono così derivati dal principio classico della
domanda effettuale. La soluzione “naturale” è un punto fisso in cui,
ovviamente:
[13]

A questo punto, per analizzare la stabilità della soluzione, si
linearizza il modello. Risulterà, come sempre, che la stabilità del
sistema deriva dai valori che diamo ai parametri. A seconda dei casi
avremo stabilità asintotica, instabilità, “biforcazioni”, ecc.
[1] Si ricordi il noto commento di Ricardo, che
rivolgendosi all’amico James Mill scrisse: “So che presto sarò fermato
dalla parola prezzo” (lettera del 30 dicembre 1915), intendendo con tale
frase proprio la difficoltà di elaborare una teoria del valore salda.
[2] Si noti che per Marx è vero che “sono le merci
prodotte nelle condizioni più favorevoli che regolano il valore” solo
quando la domanda eccede l’offerta, qui abbiamo esteso questa ipotesi,
supponendo la possibilità, per il produttore più innovativo, di poter
aumentare la propria produzione senza ostacoli. Per altro una simile
“estensione” è ipotizzata da vari autori. Si noti per esempio il
seguente passo: “Quando alcuni dei produttori abbiano adottato il nuovo
metodo, la concorrenza tra essi e coloro che ancora usano il vecchio
metodo sarà in generale sufficiente a rendere effettivo il nuovo sistema
di prezzi.” (in Garegnani, Valore e domanda effettiva, Einaudi, 1979, p.
137).
[3] “Quanto la concorrenza ottiene, innanzitutto in
una sfera di produzione, è di ridurre i vari valori individuali delle
merci ad un unico valore di mercato e ad un unico prezzo di mercato.”
(Il Capitale, III, capitolo X).
[4] Questa idea, basilare nella teoria classica ed
espressamente esposta da Marx, ha alla base l’ipotesi che i fattori
casuali, se aggregati per settore o per periodi, abbiano effetto nullo.
Matematicamente si tratta di ipotizzare un processo che segua il Teorema
di Gauss-Markov, sia cioè un white noise. Torneremo su questo.
[5] Come dice Marx: “ciò che regola il principio
della domanda, risulta essenzialmente dal rapporto che esiste tra le
diverse classi e dalla loro rispettiva posizione economica” (Il
Capitale, III, p. 224).
[6] Si noti che in questo saggio parliamo sempre e
solo di prezzo normale. Con questo termine intendiamo compendiare tutte
le diverse locuzioni dei classici, sostanzialmente equivalenti, come
prezzo “naturale”, prezzo di produzione ecc. Come ricordato nel testo,
ci sembra che questo termine incorpori anche la funzione regolativa che
il prezzo normale ha nel processo produttivo.
[7] In queste pagine cercheremo di sintetizzare tutta
la diatriba efficacemente esposta in Garegnani, Su alcuni presunti
ostacoli alla tendenza dei prezzi “di mercato” verso i prezzi
“naturali”, in Caravale 1994. Non riusciremo certo qui ad analizzare i
molteplici e complessi problemi esposti in quello scritto. Cercheremo di
trarne alcuni spunti soprattutto ai fini della discussione che
affronteremo in seguito sulla “dinamica”.
[8] Intendiamo per saggio di salario “massimo” quello
in corrispondenza del quale il saggio del profitto è nullo.
[9] Si noti che qui e in tutto questo lavoro con p
intendiamo i prezzi normali, con m i prezzi ottenuti in condizioni non
normali (i prezzi di mercato) e con e i saggi del profitto e del salario
normali.
[10] Vi è da notare che nel sistema di equazioni
proposto vi è un’implicita assunzione di costanza dei prezzi tra i cicli
produttivi. Per rendere più raffinato il modello esposto occorrerebbe
discutere di differenti ipotesi sulle aspettative. Qui non possiamo
addentrarci in tutto ciò.
[11] Si noti che con a indichiamo la prima parentesi
dei secondi membri delle equazioni del blocco [3], ovvero i coefficienti
della produzione moltiplicati per i prezzi dei rispettivi mezzi di
produzione.
[12] In tutto il saggio non prendiamo in
considerazione il ruolo che potrebbero avere dei ritardi in questi
movimenti. L’ipotesi implicita è che i flussi siano comunque più rapidi
dei cambiamenti delle posizioni di equilibrio. Questo discende dalla
concezione che avevano i classici e Marx dell’equilibrio come posizione
stabile di lungo periodo (senza nulla implicare sulla possibilità che
l’economia capitalista ha di raggiungerlo concretamente: Marx rigettava
la legge di Say). Nota per esempio Marx che quando si assiste a un
cambiamento del prezzo, questo si deve quasi sicuramente a un mutamento
nelle condizioni di produzione e non a una variazione del saggio del
profitto che si muove molto più lentamente del progresso tecnico:
“Nonostante i grandi cambiamenti che...si verificano costantemente
negli effettivi saggi di profitto delle particolari sfere di produzione,
un cambiamento reale del saggio generale del profitto che non sia
l’eccezionale risultato di avvenimenti economici straordinari, è l’assai
lenta opera di una serie di oscillazioni che si compiono durante un
periodo di tempo molto lungo...Un cambiamento dei prezzi di produzione
che avvenga in un periodo di tempo più breve (prescindendo dalle
oscillazioni dei prezzi di mercato) ha quindi sempre la sua spiegazione
prima facie in un effettivo cambiamento di valore delle merci.” (Il
Capitale, III, p. 207, enfasi mia).
[13] Con r indichiamo il vettore dei saggi del
profitto. Chiaramente la possibilità di individuare il minimo di questo
vettore presuppone alcune informazioni sulla loro ordinabilità.
[14] L’equazione differenziale così introdotta è
molto importante perché include un meccanismo di aggiustamento
automatico. In seguito torneremo su questo punto.
[15] Si osservi che abbiamo introdotto, con una
piccola forzatura terminologica, l’espressione “ ” intendendo con essa
“si muove con”.
[16] E’ interessante notare che questo limite
introduce una “non linearità” nel sistema, ponendo un ostacolo al
funzionamento dello stesso. Il sistema non è libero di muoversi: giunto
a un ostacolo deve tornare indietro, come un pendolo che, con
un’oscillazione, si trovi a toccare un muro. Sulle conseguenze di queste
non linearità, soprattutto in un contesto macroeconomico, cfr. Goodwin,
Saggi di analisi dinamica, La Nuova Italia, 1982.
[17] Nota che nel sistema di Sraffa, il processo
produttivo è “quadrato”, nel senso che ogni merce che ci interessa ai
fini del saggio normale del profitto è una merce base. Questa idea era
già contenuta nello schema presentato da Bortkiewicz in un lavoro
pionieristico sul problema della trasformazione.
[18] Cfr. Garegnani, op. cit., pagg. 182-185. Si
osservi che il processo di equalizzazione dei saggi di profitto avrà un
numero di passi necessariamente minore di n, data la nozione di saggio
del profitto normale (soprattutto se si considera tale saggio come il
saggio medio dell’economia). Tuttavia questa serie finita vale
nell’ipotesi di aggiustamento statico. Nella realtà dinamica delle
economie capitalistiche sarà una tendenza che non si realizzerà mai, pur
avendo il ruolo basilare di orientare le scelte di investimento operando
come strumento della divisione sociale (inconscia) del lavoro.
[19] Si veda D’Orlando F., Criteri di determinazione
e stabilità degli equilibri nella teoria economica di tipo classico, in
“Studi Economici” n. 62-1998.
[20] Criteri di determinazione..., op. cit., p. 60.
[21] Ibidem, p. 61.
[22] A tal proposito cfr. lo scritto Cambiamenti e
paragoni, in cui Garegnani obietta alla Robinson che il suo attacco alla
teoria marginalista è una semplice negazione di un’ipotesi di fatto,
contro la critica sraffiana che mira a rivelare un’incoerenza logica
della teoria, in Valore e domanda effettiva, op. cit., p. 126.
[23] Criteri di determinazione..., op. cit., p. 60.
[24] Ibidem, p. 51.
[25] Ibidem, p. 74.
[26] Per una disamina critica del ruolo della
matematica in economia si veda l’introduzione di Dobb al suo Storia del
pensiero economico, Editori Riuniti, 1974.
[27] Si noti che lo stesso Adam Smith aveva
esplicitamente parlato di gravitazione rifacendosi alla fisica
newtoniana (i movimenti dei pianeti che si “perturbano” uno con
l’altro). E nella Ricchezza delle nazioni scrive: “il prezzo naturale...è
dunque come se fosse il prezzo centrale, verso il quale gravitano
continuamente i prezzi di tutte le merci” (in Dobb, op. cit., p. 46). Ma
Marx cercò di spiegare anche i continui spostamenti dall’equilibrio, con
un’analisi che ammetteva la possibilità di una crisi sistemica da
sovrapproduzione.
[28] Continuando l’analogia, si potrebbe osservare,
come con l’esperimento di Foucault, che il pendolo compirà anche un
percorso circolare corrispondente al moto della Terra. Tale movimento è
ben più lento dell’altro, proprio come nel caso in questione, il
movimento dell’innovazione tecnologica è più lento della variazione dei
prezzi relativi. L’importante è comunque l’idea che esista un processo
di modifica delle condizioni del processo produttivo molto più lento di
questa gravitazione. Negando quest’idea si nega l’esistenza di una
posizione di equilibrio di lungo periodo.
[29] Sarebbe inutile perché tale compito è stato
affrontato da studiosi certo ben più idonei dello scrivente allo scopo.
La nostra non sarebbe quindi che una magra sintesi di questi notevoli
lavori di cui si da qualche esempio in bibliografia. Nell’appendice
proveremo a illustrare alcune di queste tecniche.
[30] Cfr. L. Boggio, The Dynamic Stability of
Production Prices: a synthetic discussion of models and results, in
“Political Economy” 6-1990.
[31] Cerchiamo di chiarire i formalismi introdotti.
Innanzitutto: il saggio del profitto normale è unico, ma si parla di
vettore perché, per esigenze di moltiplicazione tra vettori, si
considera quel vettore composto dal saggio normale del profitto
postmoltiplicato per un vettore E, che ha tutti 0 tranne un 1 in una
determinata posizione (ovvero il vettore E1 è così composto:
(1,0,0,0...), il vettore E2 (0,1,0,0...) ecc.
Il vettore diagonalizzato, tipico di questi modelli, deriva dalle
ipotesi sulla tecnologia e sempre da esigenze di moltiplicazione tra
vettori. La funzione “sign-preserving”, come dice il termine, ha la
proprietà di preservare, nell’applicazione al suo dominio, il segno
della variabile indipendente.
[32] In questo senso non possiamo che ritenere un
profondo errore filosofico, ancor prima che teorico, l’idea espressa da
M. Lippi come segue: “classical economists’ ideas about gravitation
suffer of a fundamental weakness due to inability to deal property with
feedback effects” (in “Political Economy” 6-1990). L’idea che i classici
sbagliassero per un’ignoranza tecnica è veramente idealista da cima a
fondo.
[33] E’ interessante notare che lo stesso Marx parla
esplicitamente di questa idea: “In un certo numero di sfere di
produzione il capitale che vi è impiegato ha una composizione media...
In tali sfere di produzione il prezzo di produzione delle merci prodotte
corrisponde esattamente o in modo approssimativo al loro valore espresso
in denaro. Sarebbe possibile, in base a ciò, giungere ad un limite
matematico, anche quando non si avesse a disposizione alcun altro
metodo.” (Il Capitale, III, p. 215, enfasi mia).
Occorre solo aggiungere che, come ora mostreremo, per l’appunto
adesso abbiamo a disposizione anche altri metodi.
[34] Per un’analisi dettagliata delle ipotesi e
delle condizioni necessarie per la definizione della funzione di
Liapunov cfr. Gandolfo, Metodi di dinamica economica, II, Isedi, 1971,
capitolo II.
[35] Tutti questi modelli sono presentati nel libro
Competition, Instability, and Nonlinear Cycles, Springer-Verlag, 1986.
Come si può vedere in quella sede, i modelli tipici di questo filone
partono assumendo uno schema à la Leontiev-Sraffa e poi sintetizzano la
gravitazione tramite le funzioni di Liapunov. Poi vengono introdotti
strumenti matematici più avanzati (metodi del ciclo limite, teoremi di
ergodicità ecc.) per analizzare il comportamento del sistema. E’ anche
curioso notare come molti di questi economisti, pur spinti da intenzioni
positive, abbiano le idee poco chiare per quanto riguarda la teoria
economica vera e propria. Così creano bizzarri miscugli di teorie con
pezzi tratti da Marx, da Walras, da Sraffa e così via. Questa confusione
non inficia ovviamente l’utilità degli strumenti matematici da essi
introdotti, semplicemente impedisce loro di servirsene a dovere. Notiamo
infine che l’input-output analysis, che fornisce un po’ lo sfondo a
tutte queste elaborazioni, si fonda a sua volta su strumenti matematici,
per altro ben noti, come la programmazione lineare, i Teoremi di
Perron-Frobenius ecc.
[36] Come dice Marx: “Il rapporto tra domanda e
offerta spiega da un lato unicamente gli scarti tra prezzi di mercato e
valori di mercato, d’altro lato la tendenza all’equilibrio di tali
oscillazioni” (Il Capitale, III, p.234).
[37] Infatti, la differenza tra prezzi di mercato e
di produzione è in media nulla. Lo si è visto anche nello schema
presentato nel paragrafo 5 (in particolar modo con le equazioni [2] e
[4] ).
[38] Si veda S. Parrinello, Some Reflexions on
Classical Equilibrium, Expectations and random Disturbances, in
“Political Economy” 6-1990.
[39] Si veda Cook P., Nonlinear Dynamical Systems,
Prentice Hall, 1986, capitolo III.
[40] Questo modello è ripreso da I. Kubin, Market
prices and natural prices, in , in “Political Economy” 6-1990.
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